Gruppo di Scrittura Creativa San Donà Opportunity


HO SCRITTO DELLE STORIE


IL GRUPPO, LE STORIE E IO

Il Gruppo di Sceneggiatura di San Donà Opportunity è un laboratorio creativo dell’associazione SDOP di San Donà di Piave, dove ho avuto modo di approfondire il mondo della sceneggiatura e della narrazione.

QUALCHE MIO RACCONTO!


Quella volta che ho scritto il soggetto di un cortometraggio (Animato)

Paweł

Una carovana entra nella grigia città di Wyszkowski e viene parcheggiata lungo una collina. All’interno, un uomo vecchio, barbuto e baffuto, si muove con in mano un piatto di uova bollenti e, mentre cerca di non far cadere tutto, frantuma e disordina qualsiasi oggetto che incontra sul suo cammino.

La fine del suo tragitto sembra giungere a un vecchio letto, su cui riposa una signora anziana. Il burbero uomo la sveglia con delle affettuose quanto pesanti pacche sulla testa, facendo cadere le uova su un piatto, che poi porge gentilmente alla signora mentre lancia la pentola fuori dalla finestra.

Poi inizia a mettere una serie di oggetti nella valigia, mentre la signora si sveglia lentamente, mangiando il suo piatto di uova. Ad un certo punto, il vecchio si gira e tira fuori dai capelli della signora un salvadanaio, che agita, rivelando che all’interno ci sono solo scontrini.

Il vecchio si alza, apre un cassetto pieno di matrioske e comincia a prenderle. La vecchia ride un po’ e si sistema nel suo letto. Il vecchio, seccato, si gira e le mostra la mano in segno di richiesta. Lei gli tira fuori la lingua e, in risposta, lui gliela tira a sua volta, rivelando nella sua mano una matrioska che afferra.

La vecchia gli fa una pernacchia, sporcando la sua barba di tuorlo d’uovo. Il vecchio, palesemente irritato, prende tre o quattro valigie, ognuna impugnata con una mano che stringe una spada, e si prepara ad andarsene, mentre la vecchia lo saluta.

Il vecchio passa tutta la giornata in quella grigia città, ma non riesce a vendere nulla. Fino a quando, ad un certo punto, si avvicina una signora vestita con una sciarpa di pelo di tasso. Lui si emoziona così tanto da mettere la signora a disagio, e questa scappa via.

In un atto di frustrazione, il vecchio prende tutti i suoi oggetti e li sparge per strada, per poi andarsene scalciando. Ma, mentre cammina furioso, non si accorge di un tombino e vi cade dentro. Un lungo tunnel lo porta in una stanza completamente vuota, dove la sua merce si ribalta all’interno.

Pawel si guarda intorno, ma tutto quello che vede è un orizzonte infinito, un soffitto immenso, un pavimento roccioso di una pietra che fa risaltare la stanza completamente in bianco, e la sua merce ribaltata per terra.

Il vecchio si alza lentamente e, ad un certo punto, si fa prendere dal panico, controllando l’anulare destro. Poi si lascia sopraffare dalla tristezza e inizia a piangere.

Ma, proprio in quel momento, la stanza si riempie d’acqua, che lo sbalza dappertutto, finché non viene sopraffatto dalla paura e l’acqua scompare. La stanza si trasforma allora in una sorta di grotta oscura, senza luce.

Il vecchio cerca di accendere un fiammifero che tira fuori dalla sua barba, ma trova difficoltà, e questo lo fa arrabbiare. In quel momento il fiammifero prende fuoco e l’intera stanza si incendia. Quando se ne accorge, vede la sua merce bruciare.

Allora Paweł si butta e cerca di spegnere il fuoco con il piede, ma finisce per farsi male, facendo aumentare la fiamma, cosa che lo fa sbalzare indietro.

Il mercante si spaventa e la stanza ritorna buia. Ma questa volta l’unica luce è quella che viene dal fuoco che consuma la sua merce.

Capendo i poteri della stanza, Pawel cerca di regolare il suo respiro e china la testa. Quando guarda in giro, vede la sua fede nuziale, che pensava di aver perso, e la prende, perdendo una leggera lacrima lungo il viso.

E la nostalgia fa piovere nella stanza, spegnendo l’incendio. Il vecchio, avvicinandosi lentamente, nota che le matrioske sono completamente distrutte. Allora si siede e guarda la sua fede nuziale, poi tira fuori la matrioska tanto amata dalla moglie (ancora sporca di tuorlo d’uovo), accarezzandola gentilmente. Questo gesto sembra tirargli su il morale, facendo cessare la pioggia e facendo apparire un po’ di luce.

Il vecchio sorride e inizia a rovistare tra i suoi oggetti, tirando fuori delle matrioske, seppur un po’ bruciate. Poi prende un pennello dal suo taschino ed inizia a dipingere con calma. E mentre lo fa, la luce aumenta sempre più, finché non c’è più nulla se non il bianco dello splendore della stanza.

Nel frattempo, la vecchietta, dopo aver preparato la tavola con del cibo caldo, va a guardare un quadro che ritrae loro due e, dopo averlo sospirato, lo spolvera gentilmente.

A un certo punto qualcuno suona alla porta. Lei va ad aprire e si ritrova davanti il suo amato, che le porge una matrioska, più bella delle precedenti. Lei, senza preavviso, lo abbraccia fortemente. E lui, per la prima volta, sorride e la abbraccia con un sorriso.


Quella volta che ho scritto il soggetto di un cortometraggio per un concorso!

Uno sguardo di mille parole

Un ragazzo di nome Paolo, muto e di ceto basso, vive in un bassofondo di cui l’unica ricchezza è una ferrovia su cui passano treni di tutti i tipi e persone di ogni genere.

Il ragazzo vive sulla ferrovia insieme allo scorbutico padre, che sembra voler spingere il figlio a seguire il suo stesso mestiere, senza riuscirci granché.

Il ragazzo è in gamba e vive con tranquillità e leggerezza la sua vita sulla rugginosa ferrovia. Nonostante la sua disabilità, riesce a stringere amicizia con i personaggi dall’aspetto felliniano che frequentano il posto, salutandoli ogni mattina.

Ma un giorno, mentre cerca di sistemare un foglio degli orari del treno che si era staccato, nota una splendida ragazza con due spesse lenti nere, accompagnata da un uomo grosso e barbuto.

Ne resta folgorato, immobile, mentre la guarda cercare di raggiungere il suo bastone, riuscendoci dopo qualche tentativo.

Quando arriva il suo treno, l’uomo barbuto gli tira una spallata, si alza e sale sul treno dimenticandosi completamente di lei.

Ma la ragazza, con naturalezza, si alza, cerca il suo accompagnatore con la mano e, per caso, afferra la mano del nostro protagonista. Dopo qualche spintone, lo trascina di forza nella cabina del treno seguendo la massa di persone, per poi sedersi insieme a lui.

Paolo arrossisce come un matto, raggiungendo una tonalità di rosso più simile a un pantone che a un colore naturale. Si sente leggermente a disagio, ma sembra intenzionato a rimanere lì, e la guarda finché lei non inizia a parlare.

Lei pensa di star parlando con Franco, il suo accompagnatore, e inizia a parlare in modo scherzoso. Il ragazzo, ovviamente, non può rispondere.

La giovane, vedendo che Franco non risponde, si fa seria e, pensando che stia facendo il brontolone come al solito, inizia ad arrabbiarsi. Pian piano parla delle sue insicurezze e difficoltà, e comincia a commuoversi.

A Paolo si scioglie il cuore e, per consolarla, si avvicina e le afferra le mani, accarezzandole.

Allora la ragazza si rende conto che non era Franco e si sorprende in silenzio.

A rompere il silenzio arriva Franco, che guarda male Paolo prima di afferrare il braccio di lei e trascinarla via, sgridandola mentre la giovane protesta un po’.

Paolo rimane fermo a pensare.

Tornato a casa, i suoi grotteschi amici lo salutano, ma lui non risponde. Quella notte guarda fuori dalla finestra, fermo a pensare…

Suo padre lo rimprovera e gli dà del lavoro da fare per farlo smuovere da quel strano atteggiamento.

Le giornate passano e Paolo non pensa ad altro: a quella giornata… e la vede ogni giorno arrivare alla fermata, aspettare il treno e ripartire…

Finché un giorno a Paolo viene un’idea.

Va in biblioteca, prende in prestito un libro sul codice Braille e inizia a scrivere una lettera bucando un foglio con l’ausilio di una puntina. Ci mette giorni e notti, ma alla fine ottiene una lettera per ciechi.

Il giorno dopo, Paolo, tutto convinto, va dalla ragazza, il cui nome è ancora sconosciuto, e… viene fermato da Franco, che sembra non voler far avvicinare nessuno alla sua protetta.

Paolo cerca di avvicinarsi in tutti i modi, ma Franco lo spinge via, facendogli perdere la lettera.

Allora, sconfitto, Paolo se ne va e si mette a riposare nell’unico parco verde della città. Si siede, tira fuori il libro che aveva preso in biblioteca, inizia a leggerlo e, dopo un po’, si addormenta.

Fa un sogno: si trova vicino a un lago, ha in mano una bambola senza occhi e sente molto freddo. Si guarda intorno e vede un fuoco in lontananza. Quando riporta gli occhi sulla bambola, questa gli scivola dalle mani e finisce nel lago, sprofondando.

Paolo si sveglia di soprassalto: qualcuno gli ha dato un colpo sulla spalla.

Era Franco… e anche lei, la misteriosa ragazza, che per caso era riuscita a recuperare la lettera di Paolo, quella che le dava appuntamento proprio in quel luogo. Aveva costretto Franco a portarla lì.

Franco si lamenta un po’, ma dopo aver visto l’espressione della ragazza sospira e li lascia soli.

Paolo sorride, tira fuori un foglio di carta insieme al libro preso in biblioteca ed inizia a scrivere punteggiando il foglio con una matita che aveva in tasca. Poi dà la lettera alla ragazza.

Allora loro due si siedono più vicini. Paolo le sorride e la ascolta.

Lei passa i polpastrelli sulla lettera, poi, dopo un po’ di silenzio, alza la testa e dice: «Ciao Paolo… Mi chiamo Cecilia.»

Paolo sorride, e passerà l’intera giornata con lei, bucherellando fogli e ascoltandola dolcemente, mentre Cecilia ha finalmente qualcuno che l’ascolti.


  • LE MIE CONSIDERAZIONI

UN LUNGO PERCORSO

Certamente molta umiltà: vedendo quante qualità hanno gli altri e quante a me mancano.

Determinazione: la necessità di provare a superare queste mie mancanze con qualcosa di diverso, di nuovo.

Ma soprattutto le conoscenze e le storie che si sono create in quel luogo, buone o da buttare che siano.

Avere la possibilità di collaborare con altri creativi non significa solo imparare, ma anche assistere in prima persona alla nascita di storie che prima non esistevano e che ora prendono forma.

Se rifacessi questo percorso cambierei moltissime cose, ma di sicuro non cambierei mai la curiosità e la grinta che avevo quando partecipavo alle riunioni di questo gruppo.