RISFLESSIONE CIVICA


LA GIUSTIZIA

RIFLESSIONE E ELABORAZIONE

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In questi anni abbiamo approfondito i temi della legalità partecipando a diverse attività, ma un evento che mi ha colpito particolarmente e che mi ha segnato di più è stata una riflessione emersa durante gli incontri con Fiammetta Borsellino: “La mafia sta nella violenza di tutti i giorni”. Questa immagine della mafia come una questione culturale, generata da un ambiente criminoso e privo di istruzione civica, mi ha particolarmente coinvolto.
Al contrario, l’incontro con Lucia Annibali mi ha colpito in modo particolare perché non l’ho percepita come una figura “istituzionale”, ma come una ragazza normalissima che ha raccontato eventi atroci vissuti nella propria quotidianità. Le sue parole mi hanno spinto a interrogarmi onestamente: quando ha spiegato come spesso si tenda a dare una responsabilità alla vittima, mi sono reso conto di aver fatto ragionamenti simili in passato. Avevo pensato: “Se una persona frequenta certe compagnie, poi che vuoi che succeda?”, un pensiero che ora mi fa rabbrividire. Questo intervento mi ha aiutato a capire che non sempre si è puri come si pensa e che la società può spingere anche le persone normali negli ingranaggi di un sistema nocivo.
Con Lucia Annibali abbiamo parlato anche di giustizia riparativa, un tema che sposta l’idea di carcere da luogo punitivo a uno di “riabilitazione sociale”. Nonostante non mi fossi mai informato molto sulle carceri italiane, l’idea che mi sono fatto è quella di un ambiente opprimente dove non viene comunicato un senso di “seconda opportunità”, ma sembra piuttosto un modo di dire al condannato: “hai sbagliato, adesso per un tot. di anni rimani a marcire qui”.
Questa realtà contrasta con quanto previsto dalla Costituzione, secondo cui le pene non devono essere contrarie al senso di umanità. Personalmente, apprezzo il sistema carcerario nordico che punta sulla riabilitazione per reinserire i condannati nella collettività. Credo che sensibilizzare su questi argomenti sia fondamentale in uno Stato democratico, poiché il dialogo è l’unica alternativa ai sistemi autoritari.
Infatti, sono i paesi autoritari che adottano il modello di carcere punitivo; senza fornire nessuna possibilità al carcerato di ricominciare o strumento per ricostruirsi una vita da zero.
Una delle ultime attività che abbiamo svolto in classe è stato l’incontro (tramite videochiamata) con dei carcerati che, con grande dimostrazione di dignità) di raccontare la loro storia; perché anche noi potessimo imparare, perché sapessero che queste cose succedono, etc,.
Quando pensiamo a un crimine spesso pensiamo a un malavitoso, qualcuno da cui stare lontano: mai visto nulla di più diverso.
Mi sono ritrovato ad ascoltare storie di persone che potrei benissimo incontrare per strada se non fosse per la loro condizione di povertà o disagio.
Quelle persone che hanno parlato, ad alcuni tratti simpatiche, mi hanno fatto riflettere di come tutti un giorno o l’altro, in momenti di difficoltà, potremmo trovarci dall’altra parte e credo che sia uno spreco sia morale che materiale far del male a queste persone senza offrire nessuna opportunità di redenzione o di contribuire alla società (come viene chiesto nella costituzione Italiana).
In conclusione, credo che nelle carceri Italiane ci sia ancora molto da fare (soprattutto a livello burocratico, per esempio un carcerato di nome Andrea adesso sta scontando una pena di decenni fa, nonostante non stia più commettendo una vita criminosa) se persone del genere non vengono valorizzate ma piuttosto ”parcheggiate” in stanze a cui mancano le cose più essenziali per un percorso di rieducazione, allora, c’è un bisogno viscerale di cambiare sia il modo di pensare (che questa gente sia solamente un gruppo di mostri) che quello di intendere il carcere, che oggi non riesce nemmeno a reinserire nella società chi ne ha la forte volontà e intento.